La pioggia prima che cada – J. Coe

“Quelle tre settimane in Francia furono indubbiamente le piu felici della mia vita, e tutte le cose belle che le caratterizzarono sono cristallizzate in questa foto, e nella canzone Bailero, che non manca mai di evocare le immagini di quel lago, e quel prato, dove restammo sdraiate per tutto il pomeriggio, nell’erba alta tra i fiori selvatici, mentre Thea giocava sulla riva. Non c’e niente che si possa dire, immagino, di una felicità perfetta, impeccabile e senza ombre; niente, salvo la certezza che dovrà finire. Al calar della sera, l’aria non divenne più fresca, ma più densa e umida. Avevamo bevuto del vino, e mi sentivo la testa pesante, intorpidita. Credo di essermi addormentata e, quando mi svegliai, vidi che Rebecca era ancora sdraiata accanto a me ma aveva gli occhi aperti, e c’era un movimento veloce dietro il suo sguardo, come se stesse seguendo una rapida catena di pensieri intimi. Quando le chiesi se andava tutto bene, si girò e mi sorrise, il suo sguardo si addolcì e mi sussurrò parole rassicuranti. Mi baciò, poi si alzò e scese verso la riva dove Thea stava raccogliendo sassolini sistemandoli in pile secondo un sistema eccentrico tutto suo.

Andai a raggiungerle, ma Rebecca non si girò quando sentì i miei passi sui ciottoli. Si schermò gli occhi, guardo le montagne e disse: “Guarda quelle nuvole. Ci sarà un bel temporale se vengono da questa parte”. Thea sentì l’osservazione: era sempre molto rapida nel notare i cambiamenti d’umore – restavo sorpresa, ogni volta, nell’accorgermi di quanto fosse sensibile, pronta a recepire gli stati d’animo degli adulti. “Per questo hai l’aria triste?” si sentì in dovere di chiedere. Rebecca si girò. “Chi, io? No, non mi dispiace la pioggia estiva. Anzi, mi piace. È il tipo che preferisco.” “Il tuo tipo di pioggia preferito?” disse Thea. Ricordo che aveva la fronte aggrottata, mentre rifletteva su queste parole, poi annunciò: “Be’, a me piace la pioggia prima che cada”. Rebecca sorrise della trovata, ma io (in modo molto pedante, suppongo) dissi: “Però prima che cada non è proprio pioggia, tesoro”. “E allora cos’è?” disse Thea. E io spiegai: “E’ solo umidità. Umidità nelle nuvole”. Thea abbassò gli occhi e si concentrò, ancora una volta, a scegliere i ciottoli sulla spiaggia: ne raccolse due e prese a batterli uno contro l’ altro. Il suono sembrava darle piacere. Non mi arresi: “Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia”. Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario – perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata. “Certo che non esiste una cosa così,” disse. “E’ proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale.” Poi corse verso l’acqua, con un gran sorriso, felice che la sua logica avesse riportato una vittoria così sfacciata.”

Era da tanto che non leggevo un libro così bello. Mi sono emozionata, commossa e appassionata. Vi riporto qui una bellissima critica al libro di Shape autore di The first place, un forum online.

La pioggia prima che cada è un romanzo che mi ha emozionato tantissimo, continuamente. Al punto da volerlo leggere molto lentamente, in modo da assaporare più a lungo possibile ogni singola frase. E’ purtroppo finito, avrei voluto ancora essere cullato dalle parole di Rosamond mentre racconta, da diversi nastri destinati alla pronipote Imogen, la storia delle origini della ragazza.

E lo fa in modo particolare: racconta una sorta di saga familiare descrivendo ad Imogen venti foto, che ne rappresentano venti istanti importanti, fondamentali. Ma non è tutto così semplice: Rosamond è malata, sa di essere alla fine dei propri giorni, sa anche di non poter più ritrovare Imogen, di cui ha perso ogni traccia; quindi sceglie di registrare su dei nastri le sue parole, questa lunga storia, che inevitabilmente si intreccia con la sua storia.

La scelta di raccontare una storia scandita al ritmo di venti fotografie è a dir poco geniale: mi sono sentito coinvolto, rapito in epoche lontane dalla mia (la prima persona di cui si racconta è la nonna di Imogen, mentre Imogen ci è contemporanea) e dalle vicende narrate, ma c’è dell’altro, c’è quella genialità di cui vi ho scritto. Imogen è cieca.

E’ cieca dall’età di tre anni, forse serba ancora qualche ricordo della luce, dei colori, dello spettacolo della natura, chissà. Ecco perché Rosamond ha scelto venti fotografie e le ha “raccontate”. Per aiutare Imogen (e, perché no, anche se stessa) a ricordare quello che aveva visto, ma soprattutto a capire il senso di gesti, azioni, frasi, comportamenti. A riviverli insieme a lei così intensamente da avere la necessità di interrompersi nei momenti più emozionanti. Sembra quasi di sentire il click delle interruzioni delle registrazioni, i fruscii e gli altri rumori di sottofondo, mentre questa donna lotta contro la malattia e forse a volte contro i suoi stessi ricordi.

Le vicende procedono, passo dopo passo, fotogramma dopo fotogramma, e alla fine tutto si chiude armonicamente, come ne La casa del sonno, ma con un accordo in minore, nostalgico, che lascia una lunga coda come in L’amore non guasta, una coda di pensieri e ricordi delle vicende appena lette, che finiscono con l’intrecciarsi con i propri e con il lasciarti senza fiato.

Questa, che è la parte principale del romanzo, è racchiusa in un’altra storia, quella di Gill, nipote di Rosamond, incaricata di consegnare i nastri ad Imogen, come richiesto nel testamento di Rosamond. Anche questa breve storia contenitore è in perfetta armonia con il resto, e si chiude con uno dei finali più intensi che abbia mai letto.

In tutto questo processo Jonathan Coe non è mai comparso. Ha scritto lui il libro, certo, ma non mi sono mai accorto della sua presenza. Il racconto procede in modo così lineare e plausibile, ed è scritto in un modo tale che non sembra essere un’opera di fantasia. Leggendo La pioggia prima che cada mi è sembrato di essere preso dalle vicende così come mi era accaduto per Norwegian Wood di Murakami.

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