Quando lui trova un’altra

Overthink, [pensare troppo a], deve essere eletta parola dell’anno. Ne abusiamo per lo più facendo convergere fonti inestimabili di energia in questioni che dovrebbero impegnare si e no il tempo di uno starnuto. Tipo quando? Tipo quando lui trova un’altra.

Complice un viaggio in treno, ho cominciato a pensare (overthink-are), a formulare delle ipotesi. La ragazza seduta davanti a me ha parlato al cellulare tutto il tempo, era inevitabile che io entrassi nella conversazione, non ascolto musica quando viaggio, di solito leggo ma l’argomento mi interessava assai.

Espongo il caso: donna, età apparente 25-29, affascinante. E non solo perché a me tutte le donne sembrano affascinanti, non riesco a trovare una donna che non abbia quel qualcosa che fa girare la testa. Non c’entra la taglia, il vestito o l’apparenza. È proprio il modo che abbiamo di parlare, di rigirarci i capelli tra le dita, di giocherellare con l’asola della giacca, di accavallare le gambe, di stare sedute, il modo in cui giriamo la testa, come la incliniamo, la linea che evidenzia il collo quando sospiriamo, sono cose che non possono passare inosservate.

In ogni caso, tornando a noi, la sventurata – solo perché si è trovata me come passeggero – ha passato due ore di viaggio a raccontare all’amica dall’altro capo del telefono la sua ultima disavventura, penso si sia trattato di una di quelle telefonate report in cui si passa al setaccio ogni parola, pausa, movimento, sguardo del tempo passato insieme a lui, che tu, web analyst specialist scansati.

La sostanza è: il tipo ha trovato un’altra. Lo diceva come se avesse appena scoperto che le unghie con i disegnini sopra sono raccapriccianti, una doccia gelata che ti porta via l’anima. Che adesso detta così fa ridere, ma ricordo perfettamente il momento preciso in cui ho scoperto – ovviamente queste cose si scoprono – che il mio ex aveva trovato un’altra (dopo circa 28 giorni dalla nostra rottura, roba che forse non mi era tornato ancora il ciclo, n.d.r.). Beh, devo essere onesta, la rosicata era dietro l’angolo, e certe volte pure dritta in faccia, ma nei momenti di lucidità mi dicevo che andava strabene così, perché avevo una nutrita lista di buoni motivi che l’avevano fatto diventare un ex e sono convinta che questo pensiero sia più che condivisibile.

La ragazza del treno non era di questo avviso, ma soprattutto le era capitata la “madre” di tutte le atroci possibilità: quando lui torna con la ex.

Quando tornano con la ex, con la donna della quale non erano più innamorati, quella di cui avete parlato fino al vomito con la quale non erano se stessi o semplicemente la donna che avevano capito di non aver mai amato. Ecco allora li, con tutta la buona volontà, no. No, non capiamo. Non li capiamo. Non riusciremo mai a capire cosa spinge lui a rifugiarsi in una situazione non soddisfacente. Attenzione, vale anche per lei che torna con l’ex.

Secondo il mio modesto parere, quello che dovremmo tenere bene a mente in questi casi è semplicemente che “va bene così”. Di ringraziarlo per avervi dato prova che non poteva essere l’uomo giusto per voi e se continua a prendervi un sacco, se quando lo vedete avete lo stomaco in subbuglio provate a pensare che non si tratta dello stomaco, magari il movimento è un po’ più giù dove le nostre amiche ovaie reclamano qualche momento di divertimento in zona “dove non batte mai il sole” perché non dobbiamo temere il desiderio, ma dovremmo diventare più furbe nel riconoscerlo.

Perché ci piacciono gli stronzi?

Grazie al mio amico Fab – ritardatario cronico – ieri sera sono stata 20 minuti seduta da sola al tavolino del bar a far finta di scrivere a qualcuno al cellulare mentre ascoltavo con nonchalance tutti i dettagli di una chiacchierata tra due amiche in cui lei (avvenente 40enne) raccontava della discussione avuta con il compagno 53enne (secco come un chiodo n.d.r.) il quale dopo aver conosciuto una tipa l’ha aggiunta su facebook. “Ti sembra” stava dicendo all’amica “una scenata di gelosia!? Non era gelosia, questa è mancanza di rispetto” per avere un’idea, è stata 10 minuti a ripetere di avergli detto che era una merda e che si doveva vergognare. Quando l’amica l’ha chiamata Monica sono morta.

La conversazione è andata anche più avanti di così, toccando temi come “futuro”, “accontentarsi” ecc. ecc. – roba che le paranoie non ce l’hai solo a 30 anni.

Non riuscivo a distogliere l’attenzione dal dramma che si stava consumando, poi per fortuna Fab è arrivato. Trovandomi perplessa abbiamo subito cominciato a chiacchierare di quello che significa adesso – oggi – avere una relazione, essere una coppia, insomma essere quella cosa di cui io sono praticamente digiuna da quasi 4 anni.

Per la cronaca, il mio amico Fab è etero, piacente, intelligente e sensibile (sì, esistono uomini sensibili), con lui riesco a vedere le situazioni dall’altro punto di vista e quando mi prende il comprendere-tutto-tutto-in-maniera-quasi-ossessiva è praticamente la manna dal cielo.

Abbiamo parlato di molte cose interessanti ma forse la più interessante è stata questa: perché ci piacciono gli stronzi? – la domanda era ovviamente posta al singolare, aveva ovviamente come soggetto me medesima e si riferiva ovviamente all’ultima pseudo-relazione disastrosa dalla quale sono uscita. Vittima di attrazioni fatali, quale sono, mi pongo senza dubbio tra quelle donne a cui il bravo ragazzo proprio niente, nisba, tundra siberiana, deserto del Sahara – per quelle che amano il caldo.

Allora Fab mi ha illuminato, se n’è uscito con un candido “è più facile.”.

Capirete lo sgomento, la frustrazione che ho cominciato a provare pensando di dovergli spiegare quanto invece è difficile, è complicato, è sfiancante, è estenuante, è logorante [inserire una lista di sinonimi a piacere], ma non è stato necessario perché bloccandomi mi dice:

“È più facile invaghirsi di uno stronzo, perché è meno impegnativo a livello di sentimenti, nel senso che con uno stronzo si sa già, a livello inconscio, come andranno le cose e quando la relazione finisce hai già la scusa, è stronzo. Fondamentalmente non ti metti in gioco, non rischi, con un non-stronzo, per esempio quello che ti chiedeva di uscire qualche tempo fa, che poi ci sei uscita?” – “No.” – “Ah ecco vedi, non ci sei uscita nemmeno. Beh con il bravo ragazzo non sai mai come potrebbe andare a finire, magari finisce allo stesso modo eh, ma c’è anche la probabilità (una grande probabilità) che invece no. E a quel punto che fai? sei pronta a condividere? a farlo entrare nella tua vita? a dedicargli parte del tempo che dedichi a te stessa?” – “Mmh, penso di essere pronta.” – “Ecco vedi, quel penso ti dovrebbe far riflettere, che poi a una certa è pure matematica, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.” – “Non sono mai stata troppo forte in matematica, cioè fino al 3° anno di liceo ero fortissima poi seno, coseno e limiti mi hanno mandato fuori strada” – “E anche qui si potrebbe aprire una parentesi, non tanto sul seno” (ride perché ho una prima da quando ho 12 anni e in quel momento mi chiedo perché non cambio amici), “quanto sui limiti!” (e qui non posso proprio dire niente perché ho seri problemi con l’impostare il mio limite, tipo il limite entro il quale un soggetto stronzo può avvicinarsi al mio cuoricino – e c’è ancora gente che dice che la matematica non serve nella vita di tutti i giorni, tsè). Riprende “comunque, se non cambi gli addendi, ma solo l’ordine, il risultato non cambia!!” – “Sì, sì, ho capito. Grazie Fab“.