Perché ci piacciono gli stronzi?

Grazie al mio amico Fab – ritardatario cronico – ieri sera sono stata 20 minuti seduta da sola al tavolino del bar a far finta di scrivere a qualcuno al cellulare mentre ascoltavo con nonchalance tutti i dettagli di una chiacchierata tra due amiche in cui lei (avvenente 40enne) raccontava della discussione avuta con il compagno 53enne (secco come un chiodo n.d.r.) il quale dopo aver conosciuto una tipa l’ha aggiunta su facebook. “Ti sembra” stava dicendo all’amica “una scenata di gelosia!? Non era gelosia, questa è mancanza di rispetto” per avere un’idea, è stata 10 minuti a ripetere di avergli detto che era una merda e che si doveva vergognare. Quando l’amica l’ha chiamata Monica sono morta.

La conversazione è andata anche più avanti di così, toccando temi come “futuro”, “accontentarsi” ecc. ecc. – roba che le paranoie non ce l’hai solo a 30 anni.

Non riuscivo a distogliere l’attenzione dal dramma che si stava consumando, poi per fortuna Fab è arrivato. Trovandomi perplessa abbiamo subito cominciato a chiacchierare di quello che significa adesso – oggi – avere una relazione, essere una coppia, insomma essere quella cosa di cui io sono praticamente digiuna da quasi 4 anni.

Per la cronaca, il mio amico Fab è etero, piacente, intelligente e sensibile (sì, esistono uomini sensibili), con lui riesco a vedere le situazioni dall’altro punto di vista e quando mi prende il comprendere-tutto-tutto-in-maniera-quasi-ossessiva è praticamente la manna dal cielo.

Abbiamo parlato di molte cose interessanti ma forse la più interessante è stata questa: perché ci piacciono gli stronzi? – la domanda era ovviamente posta al singolare, aveva ovviamente come soggetto me medesima e si riferiva ovviamente all’ultima pseudo-relazione disastrosa dalla quale sono uscita. Vittima di attrazioni fatali, quale sono, mi pongo senza dubbio tra quelle donne a cui il bravo ragazzo proprio niente, nisba, tundra siberiana, deserto del Sahara – per quelle che amano il caldo.

Allora Fab mi ha illuminato, se n’è uscito con un candido “è più facile.”.

Capirete lo sgomento, la frustrazione che ho cominciato a provare pensando di dovergli spiegare quanto invece è difficile, è complicato, è sfiancante, è estenuante, è logorante [inserire una lista di sinonimi a piacere], ma non è stato necessario perché bloccandomi mi dice:

“È più facile invaghirsi di uno stronzo, perché è meno impegnativo a livello di sentimenti, nel senso che con uno stronzo si sa già, a livello inconscio, come andranno le cose e quando la relazione finisce hai già la scusa, è stronzo. Fondamentalmente non ti metti in gioco, non rischi, con un non-stronzo, per esempio quello che ti chiedeva di uscire qualche tempo fa, che poi ci sei uscita?” – “No.” – “Ah ecco vedi, non ci sei uscita nemmeno. Beh con il bravo ragazzo non sai mai come potrebbe andare a finire, magari finisce allo stesso modo eh, ma c’è anche la probabilità (una grande probabilità) che invece no. E a quel punto che fai? sei pronta a condividere? a farlo entrare nella tua vita? a dedicargli parte del tempo che dedichi a te stessa?” – “Mmh, penso di essere pronta.” – “Ecco vedi, quel penso ti dovrebbe far riflettere, che poi a una certa è pure matematica, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.” – “Non sono mai stata troppo forte in matematica, cioè fino al 3° anno di liceo ero fortissima poi seno, coseno e limiti mi hanno mandato fuori strada” – “E anche qui si potrebbe aprire una parentesi, non tanto sul seno” (ride perché ho una prima da quando ho 12 anni e in quel momento mi chiedo perché non cambio amici), “quanto sui limiti!” (e qui non posso proprio dire niente perché ho seri problemi con l’impostare il mio limite, tipo il limite entro il quale un soggetto stronzo può avvicinarsi al mio cuoricino – e c’è ancora gente che dice che la matematica non serve nella vita di tutti i giorni, tsè). Riprende “comunque, se non cambi gli addendi, ma solo l’ordine, il risultato non cambia!!” – “Sì, sì, ho capito. Grazie Fab“.

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