La dura vita della coinquilina di un gatto, leggi gattara

Quando ero piccola avevo una tigre di peluche che si chiamava Raja (in onore della tigre di Jasmine) ci dormivo insieme tutte le notti, vacanze comprese, e mi ci addormentavo tenendogli stretta la zampa destra.

Inutile dire che alla fine la zampa che tenevo stretta tra le mani è diventata più sottile e lunga dell’altra, praticamente dopo qualche anno la mia tigre aveva brillantemente superato la poliomielite.

Mi sono ricordata di Raja la scorsa notte, mentre ascoltavo la seconda ora del miagolante lamento di Ortica – il gatto sordo che vive con me, che ha il tono di voce di una scimmia urlatrice, che non so ancora come i miei vicini non abbiamo chiamato nell’ordine: l’amministratore del condominio, i carabinieri, la polizia e gli scienziati dell’area 51.

Potrebbe quindi essermi tornata in mente Raja perché trattasi di felino meno rumoroso dell’attuale, rimpianto.

Di notte Ortica si lamenta perché:
a) la ciotola è piena di cibo che gli piace molto ma che in quel momento proprio non gli va.
b) sopra la cassettiera ci sono troppe cose, ci sono sempre le stesse cose ogni giorno, ma di notte lo disturbano, quindi vanno scaraventate sul pavimento con stizza.  – questo mina incredibilmente il mio già suscettibile temperamento ansioso.
c) la mia posizione sul letto lo indispettisce oltremodo, le mie gambe sono sempre nel posto in cui vorrebbe essere steso. –  questo compromette la mia circolazione periferica perché seppure controvoglia ci si stende sopra, credo che pensi “scomodo io, scomoda tu – gnegne”.
d) mentre dormo e soprattutto al buio non posso dedicare ogni mia attenzione a lui. Smette di lamentarsi come Satana solo se accendo la luce e lo guardo – lo fisso proprio. Sto imparando a dormire come i cavalieri, con un occhio aperto, giusto per provare a fregarlo – fin ora con scarsi risultati.

La situazione sta diventando talmente seria che quando arrivo in ufficio con la faccia stravolta non mi si chiede più se è per una bella serata, ma a che punto è la mia trasformazione in Eleanor Abernathy.  Come chi?!

 

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