Caso o coincidenza?

Il nostro meraviglioso, incredibile, magnifico, mediocre e terribile mondo può essere diviso in due categorie di persone nette e distinte: chi crede al caso e chi alle coincidenze.

Vi risparmierò le menate alla serendipity, io sono il genere di persona che crede nelle coincidenze. Forse perché si tratta di un’ipotesi meno amara dell’indefinibile “caso” (ndr caso –> caos) ma sono convinta che siamo tutti connessi con l’energia che abita il nostro pianeta.

Si chiama sincronicità, termine coniato da Carl Gustav Jung per indicare eventi collegati tra loro da un principio a-casuale, non casuale. Avviene quando notiamo delle connessioni tra cose che ci succedono, ad esempio a me capita spesso di leggere in un libro delle frasi che mi rimangono in mente e ritrovare il concetto o le stesse parole parlando con qualcuno e viceversa.

Il vecchio Carl era un dritto e riteneva che alcuni eventi fossero strettamente connessi gli uni agli altri senza apparenti cause scatenanti: le benedette coincidenze!

E ora arriviamo alla mia bécera interpretazione delle coincidenze: mi succedono con gli oggetti, o più precisamente con gli orecchini. Mi spiego meglio.

Ho notato che nell’ultimo anno spesso – sempre – mentre sto facendo una cosa che lì per lì mi diverte assai, ma poco lungimirante, perdo/mi si rompe/mi si toglie un orecchino, solo uno.

Oltre ad avere un sacco di orecchini spaiati che i calzini in confronto zero, mi son dovuta necessariamente fermare a riflettere. Non si possono decidere le sorti di una relazione per un orecchino, siamo d’accordo, ma come suona bene “non possiamo vederci più, ho perso un orecchino”. Quanto meno non è banale come “non sei tu, sono io”.

 

 

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